Champalimaud Centre for the Unknown
l’architettura di Charles Correa a Lisbona
Un percorso tra la città, il fiume e l'ignoto
Belém, dove il Tago si apre sull'Atlantico
Siamo stati al Champalimaud Centre for the Unknown, il centro di ricerca biomedica e neuroscienze progettato da Charles Correa a Lisbona e inaugurato nel 2010. Sorge sulla riva di Belém, nel punto in cui il Tago smette di essere fiume e comincia a diventare oceano.
È uno degli ultimi progetti consegnati dall'architetto indiano, e tra i più rigorosi. Tutto nasce da una sola idea, che ritroviamo a ogni scala: nella pendenza della piazza, nel taglio delle aperture, nei cavi del ponte che collega i due edifici.
Lo abbiamo percorso con lo sguardo di chi progetta ogni giorno, cercando di capire come un'intuizione concettuale diventi scelta costruttiva. È il modo in cui guardiamo ogni architettura che visitiamo: per tornare in studio con qualcosa di concreto da applicare.
Il luogo come punto di partenza
Charles Correa e il racconto dei navigatori portoghesi
Correa non è partito da una forma, ma dal luogo. Da questa riva salpavano Vasco da Gama e i navigatori portoghesi diretti verso terre sconosciute. In quella partenza l'architetto ha riconosciuto lo stesso movimento che anima la ricerca svolta ogni giorno nei laboratori del centro: andare verso ciò che ancora non si conosce.
Da qui il nome, e da qui l'intero impianto. Il progetto non è pensato come un oggetto da osservare, ma come un percorso da attraversare, che accompagna chi arriva dalla città verso l'acqua.
Quando affrontiamo un nuovo incarico di progettazione architettonica, il lavoro comincia sempre così: leggere il contesto, la sua storia e le sue relazioni prima di disegnare qualsiasi volume. Il Champalimaud dimostra quanto questa fase possa orientare ogni scelta successiva.
Una piazza inclinata verso il cielo
125 metri di granito e una pendenza del 5%
Il cuore del progetto è una piazza in granito lunga 125 metri che attraversa il sito in diagonale. La pendenza del 5% è appena percettibile sotto i piedi, ma cambia completamente l'esperienza: salendo, gli edifici escono dal campo visivo e davanti resta soltanto il cielo.
I due volumi curvi
La piazza scorre tra due edifici dalle pareti curve rivestiti in pietra di Lioz, il calcare chiaro che segna molta architettura storica di Lisbona. Il primo ospita laboratori di ricerca e unità cliniche, il secondo auditorium, area espositiva e uffici della fondazione.
I monoliti e la vasca d'acqua
In cima al percorso, due monoliti alti 15 metri incorniciano una vasca d'acqua che, dal punto giusto, sembra proseguire direttamente nel fiume. Il confine tra architettura e paesaggio si dissolve.
L'anfiteatro sul Tago
Il terzo volume è un anfiteatro all'aperto rivolto al fiume, pensato per la città e non solo per chi lavora nel centro. Un'istituzione scientifica che restituisce spazio pubblico.
Quando lavoriamo sulla progettazione degli spazi esterni e sul rapporto tra edificio e contesto, il Champalimaud ci ricorda che una variazione minima di quota, se governata con precisione, può diventare il principale strumento narrativo di un progetto.
Aperture ellittiche e giardino interno
La luce naturale come materiale di progetto
Le grandi aperture ellittiche che tagliano le pareti curve potrebbero sembrare un gesto di facciata. Non lo sono. Portano luce e sguardo all'interno, verso un giardino tropicale di 2.700 m² coperto da un pergolato, su cui si affacciano tutti i piani dell'edificio.
In un centro dove convivono attività cliniche e ricerca ad alta intensità, il giardino è un dispositivo di benessere prima ancora che un elemento decorativo. Orienta i percorsi, filtra la luce, offre un riferimento visivo costante a chi lavora e a chi viene per curarsi.
È un tema che affrontiamo spesso nella progettazione di spazi direzionali e uffici aziendali: la qualità della luce naturale e la relazione visiva con uno spazio verde incidono sul comfort quotidiano quanto la distribuzione delle postazioni o le prestazioni degli impianti.
Il ponte in vetro: 21 metri sospesi tra due edifici
L'ingegneria di schlaich bergermann partner
Poi c'è il ponte. Ventuno metri di luce tra i due edifici, circa 52 tonnellate di peso, eppure l'impressione è quella di un elemento sospeso nell'aria. L'ingegneria porta la firma di schlaich bergermann partner, lo studio di Stoccarda fondato da Jörg Schlaich e Rudolf Bergermann, riferimento internazionale per le strutture leggere.
Struttura in acciaio e cavi
Una struttura in acciaio sottile, sostenuta da cavi, regge l'intero sistema e fa da supporto all'involucro. Le sezioni ridotte al minimo lasciano lavorare la geometria.
Involucro in vetro stratificato curvo
Il percorso è racchiuso da pannelli in vetro stratificato curvato, che ne seguono la forma e garantiscono protezione senza interrompere la trasparenza.
Piano di calpestio e parapetto in vetro
Anche il pavimento e il parapetto sono in vetro di sicurezza stratificato. Attraversarlo significa camminare dentro la luce.
Quando sviluppiamo una progettazione strutturale per elementi di collegamento, coperture o strutture a vista, questo ponte è un riferimento chiaro: la leggerezza percepita non nasce dall'assenza di massa, ma dal controllo accurato di carichi, dettagli e connessioni.
Progettazione integrata tra architettura e ingegneria
Quando la struttura racconta la stessa idea dell'architettura
Il Champalimaud è il risultato di un lavoro corale. Accanto allo studio di Correa hanno lavorato progettisti specializzati in laboratori e aree cliniche, ingegneri strutturali e impiantistici, paesaggisti e lighting designer. Eppure l'edificio non mostra le giunture tra le discipline: piazza, facciate, giardino e ponte parlano la stessa lingua.
È esattamente ciò che intendiamo per progettazione integrata. Non la somma di contributi separati, ma un processo in cui architettura, struttura, impianti e paesaggio vengono coordinati fin dalle prime fasi attorno a un'idea condivisa. In xzlab. lavoriamo così, con architetti e ingegneri nello stesso team, dal concept alla direzione lavori.
Cosa ci portiamo in studio
Tre lezioni dal Champalimaud Centre for the Unknown
Un'idea forte regge ogni scala del progetto
Dalla pendenza della piazza al dettaglio dei cavi, ogni scelta discende dallo stesso concetto. È la coerenza, più della forma, a rendere riconoscibile un'architettura.
La struttura può far parte del racconto
Il ponte non si limita a collegare due edifici: rende visibile, con i mezzi dell'ingegneria, la stessa tensione verso l'ignoto che dà il nome al centro.
Un edificio specialistico può restituire spazio alla città
Piazza e anfiteatro aprono alla comunità un complesso destinato alla ricerca. Il valore pubblico di un progetto non dipende soltanto dalla sua funzione.
Visitare opere come questa ci aiuta a mettere alla prova il nostro metodo. Progettare in modo efficace è un processo continuo, e ogni opera studiata da vicino aggiunge strumenti concreti al lavoro che portiamo avanti ogni giorno, a ogni scala.