OLM Nature Escape

Architettura Circolare e Autosufficienza Energetica in Valle Aurina

Quando forma, materiali e impianti seguono la stessa direzione

Quando forma, materiali e impianti seguono la stessa direzione

Un anello di 110 metri che non si impone sul paesaggio

Eco aparthotel alpino con architettura sostenibile e forma circolare integrata nel prato, esempio di progettazione integrata a basso impatto ambientale

Abbiamo passato un weekend all'OLM Nature Escape, a Caminata di Tures, un eco aparthotel progettato da AGA Andreas Gruber Architekten come un anello su due livelli. La prima cosa che si registra, arrivando, è un'assenza: un edificio di quelle dimensioni dovrebbe dominare il prato, e invece sembra adagiarvisi sopra.

Non è un effetto casuale. È il risultato di una scelta tipologica precisa, presa all'inizio del progetto e mai contraddetta nelle fasi successive. Ed è esattamente il tipo di coerenza che cerchiamo quando visitiamo architettura costruita: non il dettaglio da copiare, ma il metodo che tiene insieme le decisioni.

Le immagini che condividiamo con voi sono frutto delle nostre esperienze dirette: un racconto tra architettura, tecnica e paesaggio.

La forma come strategia paesaggistica

La macina, il ciclo, la grande dimensione

Edificio circolare su due livelli adagiato sul paesaggio montano, tipologia anulare come strategia di integrazione paesaggistica Involucro esterno con ampie superfici vetrate e calcestruzzo in architettura alpina contemporanea ad alte prestazioni energetiche

La forma circolare dell'OLM non nasce come gesto astratto. Richiama una vecchia macina legata al luogo e il ciclo continuo della natura, e il nome stesso lavora su un doppio registro: l'«Alm», l'alpeggio, e «olm», che nel dialetto locale rimanda a ciò che dura sempre.

Ma sotto la narrazione c'è una decisione progettuale concreta. Un programma di trentatré unità abitative poteva essere distribuito in un villaggio di chalet, soluzione consueta nell'ospitalità alpina. La scelta dell'anello unico produce un impatto paesaggistico molto diverso: una figura sola, leggibile, con un fronte compatto verso l'esterno e una corte protetta all'interno. Meno frammentazione del suolo, meno viabilità di distribuzione, meno superfici disperdenti rispetto alla stessa volumetria spezzata in più corpi.

Quando lavoriamo su progettazione architettonica integrata in contesti paesaggistici sensibili, questo è il primo tema che affrontiamo: la scelta tipologica precede il linguaggio. Decidere se un programma si organizza per aggregazione o per figura unitaria condiziona tutto ciò che viene dopo, dagli impianti alla gestione del cantiere.

Involucro e materiali: due registri che si rispondono

Fuori il vetro e il calcestruzzo, dentro il larice e la pietra

Interni in legno di larice e pietra con palette neutra, materiali naturali locali in progetto di interior design montano Corte interna protetta di edificio anulare con vetrate continue che riducono la soglia tra spazio interno ed esterno

All'esterno prevalgono le grandi superfici vetrate e le parti in calcestruzzo. All'interno il registro cambia: legno di larice, pietra, una palette neutra che mette gli ambienti in relazione con il paesaggio invece di competere con esso.

La transizione è gestita attraverso le vetrate affacciate sulla corte e attraverso la piscina inserita nel laghetto naturale. Il risultato è una riduzione progressiva della soglia tra interno ed esterno, fino a rendere meno netto il punto in cui finisce l'edificio e comincia il prato.

Vale la pena notare cosa questo comporta sul piano tecnico. Superfici vetrate estese in clima alpino significano lavorare seriamente su prestazione dei serramenti, ponti termici, controllo solare estivo e comfort radiante invernale. La trasparenza non è gratuita: si paga in dettaglio costruttivo dell'involucro. Quando progettiamo edifici con ampie aperture, è nella stratigrafia e nei nodi che si decide se la scelta formale reggerà nel tempo.

Autosufficienza energetica: la parte più radicale è invisibile

Fotovoltaico in copertura e campo geotermico

Copertura con moduli fotovoltaici integrati per autosufficienza energetica dell'edificio e produzione di energia rinnovabile in quota Schema di campo geotermico con sonde profonde collegate a pompe di calore per riscaldamento e raffrescamento di edifici efficienti

L'aspetto più interessante dell'OLM non si vede. La struttura è stata concepita per un bilancio energetico positivo attraverso l'integrazione di più sistemi.

Fotovoltaico in copertura
La copertura ospita circa 3.000 m² di moduli fotovoltaici, dimensionati per coprire la maggior parte del fabbisogno annuo. La geometria anulare, in questo caso, aiuta: sviluppa una superficie di copertura molto ampia in rapporto al volume.

Campo geotermico e pompe di calore
Il sistema di generazione si appoggia a un campo con oltre centoventi sonde geotermiche profonde circa cento metri, collegate a pompe di calore per una potenza complessiva dell'ordine di alcune centinaia di kW. È una scelta che vincola il progetto fin dalle prime fasi, perché richiede superficie disponibile, indagini geologiche e un coordinamento stretto tra strutture, impianti e cantiere.

Integrazione tra fonti
Il sistema non si regge su un'unica tecnologia. Solare, geotermia e gestione dell'acqua lavorano in parallelo, e la copertura del fabbisogno si ottiene dalla loro combinazione su base annua, non da un singolo componente.

Quando ci occupiamo di progettazione integrata su edifici con obiettivi energetici ambiziosi, il caso OLM conferma una cosa che verifichiamo in cantiere: l'autosufficienza non è un impianto che si aggiunge. È una condizione che va imposta al progetto quando ancora si sta decidendo dove mettere l'edificio e come orientarlo.

CasaClima A: la certificazione come verifica

Che cosa misura davvero un protocollo energetico

Piscina inserita in laghetto naturale come elemento di continuità tra architettura e paesaggio in progetto sostenibile alpino Dettaglio costruttivo di serramento ad alte prestazioni per clima alpino, nodo tecnico per controllo dei ponti termici

L'OLM ha ottenuto la certificazione CasaClima A, che pone un limite stringente al fabbisogno termico per il riscaldamento e considera anche qualità dell'aria interna, gestione dell'acqua e uso della luce naturale.

Il punto che ci interessa non è il marchio. È che un protocollo di questo tipo funziona come verifica esterna di scelte già prese: costringe a dichiarare le prestazioni dell'involucro, a giustificare i ponti termici, a documentare i materiali. Se il progetto è coerente, la certificazione lo conferma. Se è stata inseguita a valle, si vede.

Nella nostra pratica di direzione lavori questo è un tema quotidiano. Il divario tra prestazione di progetto e prestazione realizzata si apre in cantiere, sui nodi, sulle pose, sulle sostituzioni di materiale decise per convenienza. La certificazione è utile perché rende quel divario difficile da nascondere.

Che cosa ci portiamo in studio

Coerenza dalla scala del lotto a quella del dettaglio

Edificio con certificazione energetica CasaClima A, verifica delle prestazioni di involucro e comfort interno in progettazione integrata

Quello che ci portiamo a casa, come sempre, non è un dettaglio da replicare ma un metodo. All'OLM la sostenibilità non è un capitolo separato del progetto: forma, materiali e impianti seguono la stessa direzione.

Restano tre principi che applichiamo nel nostro lavoro:

La scelta tipologica è già una scelta energetica. Un anello compatto e un villaggio di chalet, a parità di superficie, hanno comportamenti termici e impatti sul suolo completamente diversi. Questa decisione va presa consapevolmente, non ereditata dall'abitudine.

Gli impianti vanno posizionati nel progetto, non dopo il progetto. Un campo geotermico e una copertura fotovoltaica di quelle dimensioni condizionano sedime, orientamento e fasi di cantiere. Coordinare strutture e impianti dalle fasi preliminari è la differenza tra un edificio efficiente e un edificio con soluzioni efficienti applicate sopra.

La coerenza è verificabile. Un progetto è coerente quando le sue scelte si spiegano l'una con l'altra a ogni scala, dal rapporto con il lotto fino al nodo di serramento. È questo che cerchiamo in ogni lavoro, ed è per questo che continuiamo ad andare a vedere l'architettura costruita invece di limitarci a leggerla.