Training LAB 6
Restauro residenziale: architetto e ingegnere sullo stesso cantiere
Recupero dell'esistente: architetto e ingegnere a confronto sul cantiere
Come il confronto tra discipline migliora un intervento di restauro
Venerdì scorso ci siamo fermati per un nuovo appuntamento del nostro Training LAB, lo spazio che dedichiamo alla formazione interna e allo studio dei progetti seguiti dal team. Non è una parentesi teorica staccata dal lavoro quotidiano: è il modo in cui trasformiamo l'esperienza di cantiere in conoscenza condivisa da tutto lo studio.
Questa volta al centro c'era un restauro residenziale, un intervento sull'edilizia esistente raccontato da due prospettive diverse. Lo stesso cantiere, letto dall'architetto e dall'ingegnere strutturale, con le criticità che ciascuno ha incontrato e le decisioni che hanno preso insieme per portare i lavori a termine.
È proprio da qui che partiamo quando parliamo di progettazione integrata: non da una formula astratta, ma dal confronto concreto tra competenze diverse che lavorano sullo stesso problema, nello stesso momento.
Il Training LAB: la formazione interna come metodo
Perché studiamo i nostri stessi progetti
Il Training LAB nasce da una convinzione semplice: il modo più utile per crescere non è studiare progetti perfetti su una rivista, ma mettere a fuoco le difficoltà reali incontrate nei cantieri che seguiamo. Ci sediamo, ripercorriamo un intervento dall'inizio alla fine e ci chiediamo cosa ha funzionato, dove sono emersi i nodi e quali scelte, a posteriori, rifaremmo diversamente.
Questo esercizio ha un valore che va oltre il singolo progetto. Ogni criticità raccontata a voce alta diventa patrimonio comune: un problema che un collega ha risolto una volta smette di essere un ostacolo per tutti gli altri. È il modo in cui uno studio di architettura e ingegneria costruisce metodo, non improvvisazione.
Il restauro come banco di prova
Tra tutte le tipologie di intervento, il restauro dell'esistente è forse quella che mette più alla prova il dialogo tra le discipline. In una nuova costruzione si parte da un foglio bianco e si definiscono insieme le regole del gioco. In un restauro, invece, si eredita un edificio con la sua storia, i suoi materiali e un comportamento strutturale che non abbiamo scelto noi e che dobbiamo prima di tutto comprendere.
Per questo abbiamo scelto un caso di restauro residenziale come oggetto di questo appuntamento. È il terreno dove l'architetto e l'ingegnere si trovano a leggere gli stessi muri con occhi diversi, e dove la qualità del risultato dipende dalla capacità di far coincidere quelle due letture.
Un cantiere, due prospettive
Lo sguardo dell'architetto e quello dell'ingegnere
A presentare sono stati l'Arch. Irene Barbieri e l'Ing. Marco Lazzari, che questo cantiere lo hanno seguito in prima persona. La scelta di raccontarlo a due voci non è stata casuale: è il cuore stesso della sessione.
L'architetto legge lo spazio a partire da come verrà vissuto: la distribuzione degli ambienti, il rapporto con il carattere dell'edificio storico, la luce, le finiture, la coerenza tra ciò che esisteva e ciò che nascerà . L'ingegnere strutturale legge invece lo stato di salute della fabbrica: la capacità portante delle murature e dei solai esistenti, la sicurezza, gli interventi di consolidamento necessari perché tutto il resto possa reggere nel tempo.
In un restauro queste due letture non corrono su binari separati. Si incontrano sugli stessi elementi, e a volte tirano in direzioni diverse.
Dove le due letture si incontrano
I nodi più delicati di un intervento sull'esistente nascono quasi sempre in questi punti di contatto. Un consolidamento strutturale necessario può entrare in tensione con la volontà di preservare un elemento di pregio. Una scelta distributiva desiderabile dal punto di vista abitativo può richiedere una verifica strutturale che ne ridefinisce i limiti. La sequenza stessa delle lavorazioni, cosa fare prima e cosa dopo, cambia a seconda di quale disciplina detta la priorità .
Raccontare lo stesso cantiere da entrambi i lati ha reso visibili proprio questi momenti: le criticità che l'uno vedeva e l'altro no, e il punto in cui la soluzione è arrivata solo mettendo insieme le due competenze anziché sommandole a turno.
Decisioni congiunte: il confronto che produce qualitÃ
Quando parliamo di progettazione integrata intendiamo esattamente questo. Non una catena di montaggio in cui l'architetto passa il testimone all'ingegnere, che a sua volta lo passa alla direzione lavori. Ma un tavolo in cui le decisioni importanti vengono prese insieme, il più a monte possibile, quando cambiare rotta costa ancora poco.
Il vantaggio è concreto e si misura in cantiere. Meno sorprese in corso d'opera, meno soluzioni di ripiego improvvisate, un risultato finale in cui la scelta strutturale e quella architettonica non si limitano a convivere ma si rafforzano a vicenda. Il confronto, quando è onesto e avviene al momento giusto, non rallenta il progetto: lo rende più solido.
Cosa portiamo nei nostri progetti
Questo modo di lavorare è la ragione per cui, in xzlab., architetti e ingegneri strutturali siedono nello stesso studio e non in due mondi separati. Dalla progettazione architettonica al calcolo strutturale, dal restauro dell'esistente alla direzione lavori, ogni fase è pensata come parte di un unico percorso coordinato.
È così che affrontiamo gli interventi di restauro e riqualificazione a San Martino Buon Albergo e in tutta la provincia di Verona: leggendo l'edificio nella sua interezza, tecnica e abitativa insieme, prima di decidere come intervenire.
Confrontarci su problematiche concrete, riscontrate nei progetti che seguiamo davvero, resta lo strumento più prezioso che abbiamo per crescere come squadra. È ciò che ci permette di offrire un servizio sempre più preciso, coordinato e affidabile, dal primo sopralluogo alla consegna dei lavori.