Memoriale Brion
l’Ultima Opera di Carlo Scarpa
Il dettaglio costruito come fondamento del progetto
Cosa ci portiamo a casa da San Vito d'Altivole
Siamo stati al Memoriale Brion, a San Vito d'Altivole, conosciuto anche come Tomba Brion. È l'ultima opera di Carlo Scarpa, tra le più complesse e ostinate della sua carriera, e probabilmente quella a cui era più legato.
Come dopo ogni visita Architrek, quello che ci riportiamo in studio è più una conferma che una scoperta. Un progetto non si decide nell'idea, ma nel modo in cui quell'idea resiste fino all'ultimo dettaglio costruito. I due cerchi intrecciati all'ingresso, l'acqua che taglia il giardino, i sarcofagi inclinati l'uno verso l'altra: qui niente è decorazione, tutto ha una ragione.
Per costruirlo Scarpa ha lasciato 1500 disegni autografi, che descrivono il monumento in ogni minimo dettaglio. È un patrimonio che racconta un metodo prima ancora che un'opera, e basta questo a giustificare la visita.
L'ingresso e i due cerchi intrecciati
I propilei e la geometria che diventa significato
Il Memoriale fu commissionato nel 1969 da Onorina Brion Tomasin, in memoria del marito Giuseppe Brion, nato proprio a San Vito e fondatore della Brionvega, l'azienda che ha prodotto alcuni degli apparecchi elettronici più iconici del design italiano del dopoguerra. La realizzazione si svolse tra il 1970 e il 1978, anno della morte dell'architetto.
Si accede al complesso attraverso un ingresso monumentale, i propilei, segnato da una scenografica apertura a forma di due cerchi intrecciati: il simbolo dell'unione coniugale su cui si fonda l'intero progetto. È la chiave di lettura di tutto ciò che segue. La geometria non è mai un esercizio formale, ma porta sempre con sé un significato e una funzione. Quando in studio risolviamo un dettaglio architettonico, partiamo dallo stesso principio: una forma esiste perché risponde a una ragione precisa, non perché è gradevole.
L'acqua e il giardino: il paesaggio come materia di progetto
Tra paradisi islamici e giardini giapponesi
Oltre i propilei si apre un'area di circa 2200 metri quadrati, rialzata rispetto al piano di campagna e cinta da un muro inclinato che incornicia la vista delle colline di Asolo. I prati sono solcati da canali e vasche coperte di ninfee, disegnati in geometrie che richiamano insieme i paradisi islamici e i giardini giapponesi. Su questo tappeto sorgono quattro edifici, distribuiti con una logica precisa.
Qui il paesaggio non è uno sfondo da subire, ma un materiale di progetto da disegnare. È esattamente ciò che intendiamo con progettazione integrata: il rapporto tra costruito e contesto si studia fin dalle prime fasi, perché un edificio che ignora il luogo in cui sorge funziona sempre a metà .
L'arcosolio: il cuore costruito del memoriale
Il cemento, il mosaico d'oro e i due coniugi protesi l'uno verso l'altra
Il fulcro del complesso è l'arcosolio, un arco-ponte ribassato in cemento, rivestito all'interno da un manto di tessere di vetro su foglia d'oro. Sotto questo arco riposano i sarcofagi di Giuseppe e Onorina Brion, simbolicamente inclinati, come eternamente protesi l'uno verso l'altra. Da un lato sorge un padiglione dedicato alla meditazione, isolato sull'acqua e collocato in modo da guardare proprio verso l'arcosolio; dall'altro si trovano la tomba dei parenti e la cappella.
Niente è lasciato al caso, a partire dai materiali. Il cemento a vista, il vetro, l'oro, l'acqua non sono scelte estetiche fini a sé stesse: sono scelte di senso e di durata. È lo stesso criterio che applichiamo nei nostri progetti di interior design e in direzione lavori, dove un materiale si valuta per quello che comunica e per come invecchierà nel tempo, non solo per come appare a catalogo.
1500 disegni: il progetto come controllo del dettaglio
Dal giunto al gradino, nulla lasciato all'improvvisazione
Il dato più impressionante del Memoriale Brion non si vede al primo sguardo: i 1500 disegni autografi con cui Scarpa ha fissato ogni giunto, ogni gradino, ogni spessore di cemento. È la prova fisica di un'idea di progetto in cui la qualità si decide nel dettaglio costruttivo, là dove di solito nessuno guarda.
Questa è la lezione che ci interessa di più. Tra il concept e l'opera finita esiste un lavoro di progettazione esecutiva che determina la riuscita di tutto. Un'intuizione brillante mal costruita resta un'intuizione mancata. Per questo curiamo il passaggio dal disegno al cantiere come parte integrante del progetto, e non come una fase tecnica da delegare: è in quel passaggio che un'idea regge oppure si perde.
Quello che ci portiamo in studio
Dal disegno al cantiere, un nodo alla volta
Visite come questa rientrano nel nostro percorso di formazione continua, perché studiare i maestri serve a chiarire il metodo prima ancora del linguaggio. Come studio di architettura, ingegneria e interior design con sede a San Martino Buon Albergo, Verona, lavoriamo seguendo l'intero processo, dalla A alla Z: progettazione architettonica e strutturale, interior design e direzione lavori coordinati da un'unica regia.
Il Memoriale Brion conferma ciò in cui crediamo: un progetto vale per la coerenza con cui un'idea attraversa ogni scala, fino al singolo dettaglio. È il modo in cui proviamo a lavorare anche noi, un nodo alla volta.
Un'opera che continua a insegnare
Carlo Scarpa morì nel 1978 in Giappone, mentre il cantiere era ancora aperto, e scelse di essere sepolto proprio qui, in un angolo tra il monumento e il vecchio camposanto del paese. Oggi il Memoriale, donato dalla famiglia Brion al FAI nel 2022, è aperto al pubblico e continua a essere un punto di riferimento per chi progetta.
La cura del dettaglio, la coerenza tra idea e costruzione, il dialogo con il paesaggio: sono principi che non hanno data di scadenza, e che proviamo a portare in ogni nostro progetto.