Naturhotel Forsthofgut
Architettura sostenibile, materiali locali e dialogo con il paesaggio
Cosa ci insegna il Naturhotel Forsthofgut
Quando un edificio cresce insieme al suo territorio
Il Naturhotel Forsthofgut, in Austria, nasce da una vecchia fattoria di famiglia che si è ampliata negli anni senza tradire la propria natura. È un caso studio interessante per chi si occupa di architettura sostenibile e progettazione integrata, perché racconta in modo molto concreto cosa significa progettare in dialogo con il paesaggio invece che sopra il luogo.
Passandoci un weekend ce ne siamo accorti subito: non si tratta di un'operazione di immagine green, ma del risultato di scelte coerenti maturate nel tempo. E proprio questa coerenza, più dell'etichetta, è ciò che ci interessa portare nei nostri progetti.
Vogliamo parlarne partendo dai materiali, passando per il rapporto con il bosco e arrivando a quello che oggi consideriamo il vero punto della questione: la differenza tra una scelta consapevole e una scelta dichiarata.
Materiali locali: legno, pietra e cuoio dal territorio
Il Forsthofgut lavora con legno, pietra e cuoio della propria regione, trasformati con tecniche del posto. È una scelta che riduce in modo evidente l'impatto del trasporto, ma il valore vero sta altrove: questi materiali locali dialogano con il paesaggio invece di imporsi. La pietra ha lo stesso colore delle rocce intorno, il legno ha la stessa grana degli alberi che si vedono dalla finestra, il cuoio porta con sé la storia delle lavorazioni della valle.
Filiera corta e qualità costruttiva
Quando parliamo di filiera corta nei nostri progetti, intendiamo proprio questo: scegliere fornitori che lavorano vicino al cantiere non solo per ridurre le emissioni di trasporto, ma per riconoscere un sapere artigianale che spesso vale più di un materiale generico, magari più economico ma privo di storia.
È un tema che torna spesso nei nostri tavoli di lavoro a San Martino Buon Albergo: la pietra di Prun, il legno di larice della Lessinia, il marmo di Verona. Sono risorse che il territorio veronese mette a disposizione e che troppo spesso vengono ignorate in favore di soluzioni industriali standardizzate.
Tecniche costruttive del luogo
Lavorare con materiali locali significa anche affidarsi a chi quei materiali li conosce davvero. Le tecniche costruttive tradizionali non sono folklore: sono il risultato di secoli di adattamento al clima, all'umidità, alle disponibilità del territorio. Quando le integriamo con le tecnologie contemporanee, otteniamo edifici più duraturi e più sensati.
Il bosco come parte del progetto, non come cornice
Intorno al Forsthofgut ci sono trentasei ettari di bosco di proprietà, con sette specie diverse di alberi. Non è un parco decorativo, ma la spina dorsale dell'esperienza. La waldSPA, in particolare, è pensata in continuità con il bosco: grandi vetrate che annullano il confine tra interno ed esterno e un lago balneabile naturale integrato nel percorso.
Quando il dentro e il fuori si parlano
Questa è una lezione progettuale che applichiamo spesso, anche in contesti molto diversi dal nostro. Il dialogo tra interno ed esterno non si risolve solo con una vetrata grande, ma si costruisce con la disposizione degli ambienti, la scelta dei materiali di soglia, l'orientamento rispetto al sole, la gestione del rumore e della luce naturale.
In più di un nostro progetto residenziale abbiamo lavorato mesi solo sulla relazione tra il soggiorno e il giardino, studiando la quota della pavimentazione esterna, le ombre proiettate dalle alberature esistenti, i materiali capaci di invecchiare in modo coerente sia all'interno che all'esterno. È un livello di cura che non si vede nelle planimetrie, ma che fa la differenza nell'abitare quotidiano.
Il valore di preservare quello che c'è già
Un altro insegnamento del Forsthofgut è il rispetto del preesistente. Trentasei ettari di bosco non sono un asset da sfruttare ma una risorsa da preservare. Tradotto nel nostro lavoro, significa che quando entriamo in un edificio storico o in un'area di pregio paesaggistico, partiamo sempre da una domanda: cosa vale la pena di mantenere così com'è.
Progettazione consapevole, non etichetta green
Questo è il punto che ci portiamo a casa dal Forsthofgut: la progettazione sostenibile non è una certificazione, né uno slogan. È una sequenza di scelte coerenti, fatte in fase di concept e mantenute fino al cantiere, che tengono insieme l'efficienza energetica, la qualità dei materiali, il rispetto del paesaggio e la durabilità nel tempo.
Le certificazioni servono, sia chiaro. Ma sono il risultato di un metodo, non il punto di partenza. Quando un committente ci chiede un edificio sostenibile, la prima cosa che facciamo è capire cosa intende davvero: ridurre i consumi, usare materiali sani, contenere l'impronta del cantiere, garantire una manutenzione semplice nel tempo. Sono obiettivi diversi che richiedono soluzioni diverse.
Il nostro approccio in xzlab.
Nel lavoro del nostro studio di architettura e interior design, la sostenibilità entra in ogni fase: dal rilievo con drone, dove studiamo orientamento e ombre stagionali, fino alla scelta delle finiture e dei mobili su misura. La progettazione integrata che pratichiamo significa proprio questo: non aggiungere la sostenibilità come accessorio finale, ma incorporarla nella logica del progetto.
Lavoriamo con un team di architetti, ingegneri, interior designer e geometri che ragionano insieme dalle prime fasi. È un modo di procedere che richiede più tempo all'inizio, ma che evita le riparazioni in corso d'opera e produce edifici più sensati.
Una visione che guarda lontano
Il Forsthofgut non è un modello da copiare. È un riferimento che ci ricorda perché valga la pena di alzare lo standard del nostro lavoro, orientandoci verso una vera progettazione consapevole. Ogni territorio ha i propri materiali, le proprie tecniche, il proprio paesaggio. Il nostro compito è ascoltarli prima di disegnare.
Continueremo a cercare progetti in cui si possa lavorare così, lentamente, in dialogo con i luoghi e con le persone che li abiteranno.